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EUGENIO SCALFARI E LE PRECISAZIONI DEL VATICANO

 

Chi fosse interessato ai precedenti delle interpretazioni di Eugenio Scalfari sul pensiero di papa Francesco smentite dal Vaticano, ne trova qualcuno ne capitolo “Scalfari e il Dna” de “I coccodrilli di Ratzinger”. Il capitolo fornisce anche alcuni elementi di storia e tecnica del giornalismo, circa l’intervista e il rapporto “giornalista-personaggio”.

Ricordo che l’ultima precisazione del Vaticano risale al 9 ottobre scorso e riguarda alcune frasi sulla divinità di Cristo che Scalfari attribuisce al papa, in un articolo per “Repubblica” sul sinodo amazzonico, riferendo di precedenti conversazioni da lui avute con papa Bergoglio.

Per completezza riporto la “comunicazione ai giornalisti” – che ricalca analoghi interventi dei precedenti portavoce papali, Federico Lombardi e Greg Burke – del direttore della sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni:

“Come già affermato in altre occasioni, le parole che il dottor Eugenio Scalfari attribuisce tra virgolette al Santo Padre durante i colloqui con lui avuti non possono essere considerate come un resoconto fedele di quanto effettivamente detto, ma rappresentano piuttosto una personale e libera interpretazione di ciò che ha ascoltato, come appare del tutto evidente da quanto scritto oggi in merito alla divinità di Gesù Cristo”.

 

Del capitolo de “I coccodrilli di Ratzinger” richiamo qui la prima parte:

SCALFARI E IL DNA

 

Quando “Repubblica” ha messo in pagina la prima intervista di Eugenio Scalfari a papa Bergoglio è nato un certo scompiglio nell’ambiente vaticano per il fatto che il papa avesse concesso un’intervista al giornale su posizioni radicali in bioetica e comunque considerato “nemico” da un certo tipo di cattolici italiani.

Molti di questi avevano criticato Joaquin Navarro Valls quando, non più portavoce di papi, aveva iniziato a scrivere editoriali per “Repubblica”. Ma una cosa è criticare Navarro, altra il papa, sicché lo scompiglio di fronte alla prima intervista a Scalfari è stato obbligatoriamente contenuto. Alla seconda intervista, che confermava amicizia e simpatia del papa verso il fondatore di Repubblica, una forte opposizione di alcuni ambienti cattolici ha spinto il portavoce padre Federico Lombardi a diramare una nota per spiegare che i virgolettati dell’intervista non erano da considerarsi come magistero papale. La dichiarazione ricordava che Scalfari è giornalista colto e capace, e la rielaborazione del materiale era sotto la sua responsabilità. Nella intervista a Scalfari dell’autunno 2016, non sono sorte proteste dirette, forse perché nel frattempo papa Francesco aveva rilasciato tantissime interviste a giornali, radio, televisioni e riviste, o forse perché una certa opposizione cattolica al papa si era organizzata meglio e puntava su altri elementi polemici.

Tornando alla prima intervista di Scalfari, molti, tra cui non pochi colleghi stranieri, protestarono per il fatto che le citazioni delle parole di papa Francesco non fossero perfettamente fedeli, piuttosto fossero una sintesi, talora anche reinterpretata – del pensiero del pontefice.

“E’ inammissibile – mi diceva Phil Pullella della Reuters mentre davanti a Santa Marta, di buonora, aspettavamo con gli altri colleghi della sala stampa di entrare per partecipare a una delle prime messe del mattino di papa Francesco –   per noi sarebbe inconcepibile, solo nel giornalismo italiano, solo questi grandi giornalisti italiani commettono una scorrettezza simile”.

In quei giorni mi sono ricordata delle osservazioni di Mario Pirani durante il corso che teneva alla scuola di giornalismo…..

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© 2019 Giovanna Chirri

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