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GOVINDO DI CALCUTTA, FIGLIO E FRATELLO A ROMA

Dopo la visita di papa Francesco a Skopje, martedì scorso, in onore di Madre Teresa di Calcutta, torno a sfogliare la storia di Govindo, pubblicata nell’estate del 2016, poche settimane prima che papa Francesco canonizzasse la Madre dei poveri:

 “La verità che Govindo ha posto dinanzi ai miei occhi attraverso la sua vita è una verità che tutti noi esseri umani andiamo cercando disperatamente”, ha scritto Luigi, che aveva sei anni quando Govindo è arrivato nella casa di Roma, dall’orfanotrofio di Madre Teresa, a Calcutta. “Govindo, o dell’amore, che ti afferra all’improvviso e ti avvolge nella sua rete finché smetti di agitarti e lasci che come una carezza la vita entri dentro e ti colmi di tenerezza”, ha scritto Marina.

Marina è diventata mamma di Govindo dopo averlo visto a Calcutta, dove era andata a fine novembre del ’96 – giornalista di razza, oltre che mamma di Maria, Angela, Cristina e Luigi – per l’aggravarsi delle condizioni della suora dei poveri. La storia di Govindo, adottato perché scelto – dopo averne visto il sorriso, stretto un ditino, sentito il pianto flebile – e non per la possibilità “di recupero” o guarigione, che non aveva, adottato per essere amato e avere una famiglia, Marina Ricci la aveva scritta da tempo, all’inizio il libro era solo un’idea, per molto tempo la giornalista ha girato con dei foglietti in borsa, dove annotava ricordi, sentimenti, emozioni. Qualche anno fa ha scritto un libro, ma l’aveva tenuto nel cassetto, ora finalmente lo ha pubblicato, aggiungendo a quel manoscritto di alcuni anni fa i racconti di Maria, Angela, Cristina e Luigi. Si può dunque considerare il libro – “Govindo, il dono di Madre Teresa”, edizioni San Paolo, presentazione del postulatore, padre Brian Kolodiejchuk e premessa di Enrico Mentana  – anche questo un regalo di Madre Teresa”.

Govindo era stato abbandonato, si nutriva con un sondino, non arriverà mai a parlare né a camminare e quando avviano le pratiche per l’adozione Marina e il marito Tommaso non sanno che il piccolo soffre di una grave malattia degenerativa, che lo porterà alla morte a diciotto anni appena compiuti. Ma Govindo, da non voluto e abbandonato, entra in famiglia, diventa figlio e fratello, gioca e si diverte con quelle sorelle e fratello più che vivaci, che inventano giochi nuovi per lui, vive amato e coccolato, muore circondato da sorelle e fratello, da tutta la famiglia, su cui ha impresso un segno indelebile.

Il libro racconta tutto questo, a partire dalla prima visita di Marina, a lungo vaticanista del Tg5, nell’orfanotrofio di Calcutta, racconta le emozioni, le paure, le decisioni, gli stati d’animo, gli incontri che hanno accompagnato la scelta di Govindo,e poi la sua vita a Roma. Tra gli incontri c’è Madre Teresa, un incontro a distanza, visto che la suora muore la mattina in cui suor Frederick doveva chiederle consiglio da parte di Marina, se dovesse o no adottare Govindo. Ci sono i medici, gli psicologi e assistenti sociali, gli amici, i familiari, c’è ilnostro mondo occidentale e romano del buon senso e dell’efficienza, c’è il mondo delle suore della Carità, e si percepisce quello di altre famiglie che hanno adottato orfani a Calcutta.

Quando anni fa ho letto il manoscritto, mi ha colpito nel profondo. Ora che l’ho riletto non riesco a recensirlo, e i racconti dei ragazzi mi commuovono ogni volta che li rileggo. Quello che riesco a dire è che, tra l’altro, è scritto benissimo, crudo, ironico, vero, ed è una storia che merita di essere conosciuta.

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© 2019 Giovanna Chirri

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